Il Teatro dell’Oppresso

A cura di Mario Fraschetti

Il Teatro dell’Oppresso (TdO), nasce in Brasile negli anni ’60 ad opera di Augusto Boal, direttore del teatro Arena di San Paolo. Si basa su numerose tecniche teatrali (teatro giornale, teatro immagine, teatro invisibile, teatro forum…) che ben poco hanno a che vedere con il teatro tradizionale, lo scopo infatti non è spettacolare, ma provocatorio ed educativo e sono legate ad una precisa presa di posizione a favore degli oppressi parallelamente alla pedagogia di Paulo Freire, su un lavoro di coscientizzazione. Tutte queste tecniche, a vari livelli, cercano di deprofessionalizzare il teatro rompendo la barriera attore-spettatore e rovesciandone i ruoli. Usato come strumento maieutico e non di catarsi, questo teatro fa scaturire i problemi sociali e collettivi. Un suo peculiare aspetto resta comunque il lavoro sul corpo per sciogliere le maschere muscolari e l’attivazione di un pensiero "per immagini".
Il TdO si basa sull’esplicitazione di conflitti interpersonali e sociali. Per esempio, il teatro forum e quello invisibile, sono brevi rappresentazioni, schematiche e stimolanti, di un conflitto reale, adatto al pubblico cui si rivolge. Mentre nel teatro invisibile si stimola solo la discussione tra gli "ignari" spettatori, nel teatro forum si cercano delle soluzioni assieme: chi ha un’idea sostituisce un attore e mette in scena la propria volontà; a volte succede che pur avendo delle buone idee, non si riesca a metterle in pratica oppure si finisca in un vicolo cieco; con l’aiuto di una mente collettiva si cerca di arrivare ad una soluzione soddisfacente. Ci sono conflitti che nascono da stereotipi e incomprensioni; in ogni caso ci sono scontri tra valori o bisogni diversi: in certi casi sono risolvibili tramite mediazioni e soluzioni creative, in altri tramite l’eliminazione dell’ingiustizia.
Il TdO cerca soluzioni al conflitto; è il gruppo stesso che le ricerca e le mette in pratica, se pure in uno scenario teatrale; qui l’ipotesi è che la "recita" di una soluzione possa stimolare ad agire anche nella vita quotidiana. Il conflitto viene così valorizzato perché permette all’oppresso di liberarsi dall’oppressione.
Il seminario è particolarmente stimolante per chi opera nel sociale (insegnanti, assistenti sociali, psicologi etc.) e per chi è interessato al teatro.
Inoltre questo stage, che segue altri incontri specifici, vuole porre i presupposti per la formazione di un gruppo stabile di ricerca sulle tematiche affrontate e sulla pedagogia di Paulo Freire .